March 13, 2012

Intervento alla conferenza programmatica su Roma bene comune (10-03-2012)

Casa della Sinistra-Terzo Municipio

 

Crediamo che l’appuntamento di oggi sia importante come avvio di un percorso ancora tutto da costruire assolutamente necessario. Dietro il documento che qui viene presentato come Fds c’è un grande sforzo che tutte e tutti noi dobbiamo apprezzare, impegnandoci d’ora in avanti ad arricchirlo dal punto di vista dei contenuti, ma anche per far in modo che questo cammino coinvolga per qualità e quantità tante altre soggettività della sinistra politica e sociale che come noi vogliono una alternativa per Roma.

La nostra esperienza di costruzione della Casa della Sinistra nel Terzo Municipio nasce avendo come orizzonte l’unità e, insieme, la necessità di una rifondazione della sinistra che sia forte ed egemone, cioè in grado di essere un punto di riferimento capace di porsi l’obiettivo del cambiamento dello stato di cose presenti nella nostra città e nel nostro Paese.

A San Lorenzo, come molti di voi sanno, Via degli Ausoni 49 rappresentava la sede politica di Rifondazione comunista sul territorio, oggi è invece diventata uno spazio autogestito da diversi soggetti politici, sociali e culturali che non solo condividono uno spazio fisico, ma stanno tentando di avviare un percorso di riflessioni, proposte e iniziative comuni. Di fatto possiamo dire che stiamo provando a fare la Federazione della Sinistra per davvero, nel senso di praticare nell’azione quotidiana l’unità e non solo facendo dichiarazioni di intenti. Questo perché siamo convinti che ogni singola forza politica oggi in campo sia insufficiente e inadeguata a rilanciare un progetto di alternativa al neoliberismo.

E’ proprio a partire da questa nostra piccola e grande esperienza che abbiamo letto con attenzione i materiali prodotti per “Roma bene comune” ritenendoli un ottimo punto di partenza, un necessario avvio del confronto che esplicita un bisogno vero e urgente: quello di reagire al degrado sociale e culturale della nostra città, sempre più preda della voracità degli eterni poteri speculativi, della politica clientelare di chi la governa, dell’arroganza di una destra che si sente al di sopra e al di fuori delle regole. E’ in questo contesto che stiamo assistendo alla restrizione degli spazi di socialità, alla sottrazione di servizi pubblici e sociali, alla gestione familistica del bene comune. Per questo è urgente riprendere la parola ed è urgente farlo per costruire un’alternativa credibile per Roma.

Condividiamo, quindi, lo spirito della proposta e il non voler tornare a un passato che per molti versi ha aperto la strada a questo terribile presente che stiamo vivendo. E da questo punto di vista è forte la lezione che ci giunge dalle parole che ha detto in questa assemblea don Sardelli così come sono importanti le riflessioni che qui ha fatto il segretario cittadino del Pd. Si tratta quindi di sperimentare nuove strade di partecipazione diffusa e consapevole, di gestione trasparente del bene comune, di ripensare la città come una comunità formata dalle comunità di quartieri e territori, con l’esigenza forte di costruire una Roma non dominata dagli imperativi della crescita economica e del consumo di suolo ma di una città dell’inclusione, della giustizia sociale, della solidarietà.

Concordiamo con quanto affermato dal portavoce della Federazione della Sinistra: abbiamo in mente un’alterativa per Roma e non un’alternanza, con la consapevolezza che l’alternativa non si costruisce attraverso il solo mutamento dello schieramento governativo ma con il coinvolgimento, il protagonismo, la partecipazione, l’adesione convinta delle mille lotte e conflitti che agitano la nostra città.

Proprio per questo, nella discussione sulle elezioni amministrative del 2013, crediamo che la Federazione della Sinistra debba essere capace di farsi promotrice di uno schieramento largo, senza preclusioni pregiudiziali, ma con la capacità di sfidare le altre forze politiche sui contenuti, sulle proposte programmatiche, a partire da un’idea altra e alta della città. Per essere chiari: che l’alleanza scaturisca da una proficua discussione su una piattaforma programmatica comune.

Naturalmente, il primo passaggio per immaginare un’alternativa per Roma passa per la sua liberazione dalla destra che la governa. Per raggiungere questo traguardo occorre costruire un fronte unitario che ponga le basi della sconfitta delle destre e, allo stesso tempo, getti le basi per una sinistra unita, plurale e autonoma in grado di costruire le condizioni programmatiche per l’alternativa. Entrambi questi obiettivi, per noi cruciali, devono essere riempiti di idee, proposte e contributi di tutte e tutti coloro che agitano il conflitto nella città. E questo deve avvenire in forma partecipata e trasparente accettando anche la sfida delle forze più moderate del centrosinistra con la convinzione di saper coinvolgere e portare al successo la parte migliore di questa città, le migliaia di compagne e compagni, di cittadine e cittadini che non hanno rinunciato a tornare ad essere protagonisti del loro futuro.

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July 27, 2011

Parteciperemo al Cantiere dell’Alternativa

Abbiamo letto con attenzione l’appello “perché il vento non si fermi” pubblicato su Il Manifesto da uomini e donne della sinistra politica e sociale di Roma lo scorso 19 Luglio. Come realtà territoriale, Circolo Prc San Lorenzo – Casa della Sinistra del Terzo Municipio di Roma, l’abbiamo condiviso perché esplicita un bisogno vero e urgente. Quello di reagire al degrado della nostra città, preda degli interessi economici di eterni poteri speculativi, della politica clientelare e di chi la governa, dell’arroganza di una destra che si sente al di sopra e al di fuori delle regole. Assistiamo alla restrizione degli spazi di socialità, alla sottrazione di servizi pubblici e sociali, alla gestione familistica del bene comune.

Per questo è urgente riprendere la parola, ed è urgente farlo per costruire un’alternativa credibile per la nostra città. Condividiamo lo spirito dell’appello: non tornando a un passato che per molti versi ha aperto la strada al presente che stiamo vivendo. Ma per sperimentare nuove strade di partecipazione diffusa e consapevole, di gestione trasparente del bene comune, per costruire una Roma non dominata dagli imperativi della crescita economica e del consumo di suolo ma città dell’inclusione e della solidarietà.

Concordiamo con il portavoce della Federazione della Sinistra di Roma: abbiamo in mente una alternativa per la città e non un’alternanza. E crediamo che il modo migliore per iniziare a costruire questa alternativa sia rispondere positivamente all’appello volto alla costruzione di un cantiere programmatico.

Dobbiamo essere consapevoli che l’alternativa non si costruisce solo attraverso un passaggio elettorale. Al contempo sappiamo anche che non è possibile immaginare un’alternativa per Roma senza la sua liberazione dalla destra che la governa, non meno pericolosa e dannosa di quella che occupa il governo nazionale. Pensiamo che l’indirizzo indicato dal Prc e dalla Fds sul piano nazionale sia valido anche nella città di Roma. Abbiamo due compiti di fronte a noi. Costruire un fronte democratico largo e unitario per porre le condizioni della sconfitta delle destre. E costruire una sinistra larga, unita, plurale e autonoma in grado di porre le condizioni programmatiche per l’alternativa.

Entrambi questi obiettivi, per noi cruciali e di fronte ai quali Prc e Fds non possono che riconoscere la propria non-autosufficienza, devono essere riempiti di idee, proposte, contributi. E questo deve avvenire in forma partecipata e trasparente. Il modo migliore per farlo è accogliere l’appello “perché il vento non si fermi”.

Noi, Circolo di Rifondazione comunista di San Lorenzo – Casa della Sinistra del Terzo Municipio di Roma, lavoreremo alla costruzione del Cantiere dell’Alternativa.

Circolo Prc San Lorenzo – Casa della Sinistra del Terzo Municipio di Roma

25 luglio 2011

 

July 27, 2011

San Lorenzo è in lotta: l’ex Cinema Palazzo è la nostra Val di Susa

Dopo quasi tre mesi dall’occupazione dell’ex Cinema Palazzo di San Lorenzo e di protagonismo dei cittadini e delle cittadine  per difendere quello spazio e restituirlo alla cultura e alla socialità, è semplicemente scandalosa l’iniziativa presa ieri dal Pdl per chiedere a gran voce lo sgombero dei locali. Una conferenza stampa organizzata all’Hotel Nazionale in cui Capezzone e i suoi amici invece di dire apertamente chi c’è dietro l’ex proprietaria del “Salaria club village” che vuole aprire un casinò nell’antico cinema di Piazza dei Sanniti e quali interessi si nascondono dietro questo progetto insensato, hanno lanciato accuse a vanvera contro presunti “comunisti miliardari”, contro la violenza degli occupanti, in nome della legalità, con curiosi accenti proibizionisti fuori luogo. Un mix di luoghi comuni che questa volta proprio non sta nelle cose e non coincide affatto con la realtà dei fatti. Sono gli abitanti del quartiere i primi animatori di questa occupazione per evitare che San Lorenzo si trasformi definitivamente in un mercificio. E’ il comitato dei cittadini e delle cittadine a dire che San Lorenzo non è e non deve diventare Las Vegas.  E non servono le microspie nascoste nella sala dell’ex cinema per sapere che in tutte queste settimane ogni sera questo spazio ha ospitato iniziative culturali gratuite, spettacoli, presentazione di libri, incontri e assemblee di popolo per discutere sui problemi del quartiere, un quartiere prevalentemente universitario che manca di politiche giovanili adeguate, in cui continuano a moltiplicarsi locali e bar quando ci sarebbe bisogno di spazi diversi svincolati dalla sola logica del commercio e del denaro.

Caro Capezzone, nessuna microspia, basta aprire gli occhi e le orecchie per vedere quello che c’è da vedere.   Non c’è nulla da “intercettare” nel grande salone del teatro degli anni 30, se non una verità semplice da comprendere: non puoi pensare di cancellare la storia di un territorio con un colpo di spugna, neppure quando gli interessi economici di qualcuno fossero giganteschi, non si può perché San Lorenzo ha una densità di memoria accumulata dalla Resistenza al Fascismo fino ai tempi più recenti che è ancora più grande di quegli interessi che tu difendi con tanta foga. Dentro questa memoria c’è tantissima cultura, arte, storie individuali e collettive di enorme importanza, storie di partigiani e partigiane, e di pittori e di scrittori e poeti, storie di artigiani e di barboni. Storie di accoglienza. E c’è come filo conduttore il protagonismo dei suoi abitanti “disobbedienti” da sempre che si chiama lotta. E San Lorenzo oggi è in lotta ed è la nostra Val di Susa.

Linda Santilli

segretaria circolo Prc – San Lorenzo – Casa della Sinistra

July 27, 2011

Il popolo del cambiamento chiede unità e autonomia della sinistra. Accettiamo la sfida!

 

Qualcosa di straordinario è successo in questo mese italiano. Le elezioni amministrative prima, i referendum a seguire, hanno fatto irrompere in modo inaspettato sulla scena del nostro paese la voglia diffusa di cambiamento, che ha saputo trovare finalmente nella politica, e non nell’antipolitica, una sua strada.

Desiderio di uscire da una crisi economica insopportabile, ma soprattutto bisogno ritrovato di partecipazione diretta, di protagonismo, di immaginazione, di passione civile di milioni di uomini e donne che si sono messi in movimento. Senza questa passione civile, va detto, il berlusconismo, che proprio nella deriva civile è cresciuto, non verrà sconfitto. Senza questa passione civile sarà impossibile ridisegnare il profilo di un’Italia democratica e solidale.

Non possiamo correre il rischio che questa enorme potenzialità venga dispersa, o dissipata, o neutralizzata nel gap esistente tra forze politiche e società.

Se vogliamo davvero voltare pagina, vincere le destre e sanare i disastri del berlusconismo, tocca fare una profonda riflessione ed interpretare le domande che ci giungono dai movimenti, dalle piazze, dal popolo protagonista di queste vittorie. Sapendo che sono domande di cambiamento ed indicazioni rivolte anche a noi, partiti politici di sinistra. E’ proprio da qui che dovremmo ricominciare, per capire con umiltà e coraggio come rimetterci in gioco oggi, nel nuovo scenario che si presenta, perché qualcosa di grande è accaduto.

L’osservatorio e il luogo di pratica politica da cui parliamo è il Circolo di Rifondazione Comunista-Casa della sinistra di San Lorenzo. In questi anni bui e difficilissimi abbiamo con tenacia lavorato in ogni modo all’unità della sinistra, proponendo documenti ordini del giorno, appelli, sostenendo ogni iniziativa che andasse in questa direzione, dentro e fuori il partito, riconoscendo tutti i limiti dei progetti politici in campo e le inadeguatezze delle forze politiche di sinistra, a cominciare dalla nostra. Per noi l’unità è stata una pratica quotidiana, e la rifondazione di una sinistra nel nostro paese il nostro orizzonte politico. Da una postazione necessariamente parziale ma ricca di pratiche fruttuose e di pensieri condivisi sulla frontiera del dentro/fuori, tentiamo di analizzare il significato di questo nuovo vento di cambiamento e le richieste che a nostro avviso ci vengono dall’elettorato, che non ha tessere di partito in tasca, e dai movimenti, per farne tesoro e perché siano la bussola per orientarci provando a superare proprio quelle distanze tra forze politiche e società civile, e provando a costruire il progetto per l’alternativa a Berlusconi che ancora non c’è.

Semplificando il ragionamento, che richiederebbe un’articolazione ben più approfondita e dettagliata, emergono due indicazioni connesse tra loro, legate da un filo rosso, che sono rivolte alla sinistra: unità e autonomia.

Il popolo del cambiamento chiede una sinistra unita, che superi le divisioni interne, che si metta in discussione per costruire un progetto comune in grado di incidere e costruire l’alternativa. Ma chiede anche una sinistra che recuperi i propri contenuti, la propria vocazione ad affermare i principi fondativi di uguaglianza, giustizia sociale, difesa dei beni comuni, di irriducibilià della vita a merce. Uniformarsi alle idee più moderate per inseguire a tutti i costi il centro non è la strada.

Lo ripetiamo: unità e autonomia. Così si è espresso il popolo di sinistra, per vincere, per contare, senza smarrire quel profilo critico verso un modello di sviluppo che va cambiato alla radice.

Il voto ci manda a dire anche che nessun pezzo della sinistra esistente oggi può avanzare pretese di autosufficienza. Che bisogna abbandonare ogni supponenza ed assumerci insieme le responsabilità di un’impresa possibile.

Il voto è dunque una lezione per tutti quelli che hanno orecchie per sentire: per chi tende a ritagliarsi una nicchia protetta, a tirarsi fuori condannandosi di fatto alla marginalità, all’ininfluenza, all’inessenzialità.

Per chi sacrifica la propria autonomia politica pur di affermare una leadership ad ogni costo rinunciando alla lotta delle idee per cambiare il mondo pensando di fare la sinistra comunque, anche in questo modo.

E per chi si è trovato costretto a cambiare le proprie posizioni politiche in corsa, travolto dall’onda dei movimenti e dalle loro richieste.

Ebbene, se in linea orientativa questi due elementi – unità e autonomia – sono rintracciabili nella lettura del voto sia sui territori che a livello nazionale (amministrative e referendum), dobbiamo provare a trarne qualche conclusione e provare ad agire in modo conseguente, spogliandoci da ogni tentazione auto conservativa e identitaria fine a se stessa. Niente più orticelli da proteggere.

La Federazione della Sinistra deve mettersi a disposizione di un progetto più ampio e farsi promotrice di una grande iniziativa unitaria rivolta al popolo dei beni comuni, a Sel, all’Idv per condizionare in modo importante il confronto programmatico. Dobbiamo essere in grado, adesso che c’è uno spazio politico straordinario per il dibattito a sinistra, di sciogliere le briglie e liberare le forze, mettendo a disposizione tutte le risorse, a cominciare dal nostro portavoce nazionale Massimo Rossi, per promuovere un tavolo aperto a tutto il centro sinistra, a tutte le forze democratiche del paese e costruire il programma dell’alternativa. E dobbiamo farlo superando polemiche e divisioni, senza porre pregiudiziali di sorta sull’entrare o meno in un futuro governo. Noi siamo quelli che lavorano per cambiare i rapporti di forza in questo paese, che lavorano sui contenuti, che lavorano insieme, finché è possibile. Sarebbe un errore dirsi “fuori” comunque, o “dentro” ad ogni costo, prima ancora di aver messo le carte sul tavolo insieme a tutti gli altri. Sarebbe un errore dichiarare a priori un’impossibilità prima ancora di aver portato fino in fondo il confronto sui contenuti.

Giochiamo allora la partita a viso aperto e con lealtà. Questa deve essere il nostro dispositivo mentale. Questa la nostra pratica.Anche sui territori.

E per quello che più da vicino ci riguarda, anche su Roma.

A Roma la partecipazione ai referendum è stata massiccia e l’affluenza ha superato il 60%, anche grazie al nostro impegno tenace come partito e come federazione della Sinistra. Si apre adesso una partita decisiva per il cambiamento della città. Il nostro lavoro dovrebbe essere potenziare al massimo l’internità nei movimenti, nei comitati, e costruire un percorso che ci porti da protagonisti ad avanzare proposte unitarie forti nelle prossime elezioni amministrative. Per non rischiare di trovarci all’angolo e fuori gioco come è accaduto a Torino, senza la capacità di mettere in campo una ipotesi credibile di alternativa possibile come è invece avvenuto a Napoli. Ma nemmeno trovarci nelle condizioni già sperimentate nelle scorse elezioni regionali quando, fuori tempo massimo e senza ormai più alcuna autorevolezza e peso, fummo costretti a sostenere la candidata Emma Bonino.

La nostra disponibilità al confronto deve essere immediata, senza titubanze, grandissima. Grande almeno quanto lo sono le aspettative di cambiamento ed il bisogno di sinistra nel nostro paese e nella nostra città.

21 giugno 2011